Monterchi, Fiera di Sant'Antonio

Monterchi, Fiera di Sant'Antonio

20 gennaio 2017

A memoria d’uomo, a Monterchi per la Fiera di S.Antonio è sempre stata festa grande. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda S. Antonio abate, patrono degli animali, infatti, si svolgeva una grande fiera del bestiame che richiamava venditori da tutta la Valtiberina ed oltre, fino ad Arezzo.
Gennaio era anche il mese in cui si ammazzava il maiale. E dalla sua carne venivano ricavati salumi e insaccati, con il sangue si faceva il migliaccio, con il grasso si ricavavano lardo, strutto e ciccioli. E per questo la fiera di Monterchi era molto visitata: l'attrazione principale erano i suini da acquistare. Ma non solo, perché in vendita si trovavano anche ovini, bovini, pollame, ecc.

Questa antica tradizione continua ancora oggi a riscuotere grande successo, grazie all’atmosfera bucolica e contadina che si continua a respirare e alla presenza in piazza di stand dedicati all’esposizione di animali da compagnia, macchinari agricoli, attrezzature per la casa e il giardino, prodotti tipici dell'artigianato locale, ma anche di prodotti gastronomici tipici, con lo stand a cura della Proloco di Monterchi, dove si possono degustare polenta, brustichino, salsicce, ciacce fritte e trippa al sugo.

Una Fiera quella di Sant’Antonio che affonda le sue radici nella tradizione contadina, quando lo spezzamento del maiale era considerato un vero e proprio rituale, uno degli appuntamenti più importanti dell’annata agricola, che si trasformava in una festa per tutti i contadini e le loro famiglie. Come di frequente accadeva per molte altre ricorrenze del calendario contadino, anche lo spezzamento del maiale ha sempre intessuto uno stretto legame con la religione e, in particolare con il culto di Sant’Antonio Abate, santo protettore degli animali, che viene sempre ritratto in compagnia di un maiale.

A memoria d’uomo, a Monterchi per la Fiera di S.Antonio è sempre stata festa grande. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda S. Antonio abate, patrono degli animali, infatti, si svolgeva una grande fiera del bestiame che richiamava venditori da tutta la Valtiberina ed oltre, fino ad Arezzo.
Gennaio era anche il mese in cui si ammazzava il maiale. E dalla sua carne venivano ricavati salumi e insaccati, con il sangue si faceva il migliaccio, con il grasso si ricavavano lardo, strutto e ciccioli. E per questo la fiera di Monterchi era molto visitata: l'attrazione principale erano i suini da acquistare. Ma non solo, perché in vendita si trovavano anche ovini, bovini, pollame, ecc.

Questa antica tradizione continua ancora oggi a riscuotere grande successo, grazie all’atmosfera bucolica e contadina che si continua a respirare e alla presenza in piazza di stand dedicati all’esposizione di animali da compagnia, macchinari agricoli, attrezzature per la casa e il giardino, prodotti tipici dell'artigianato locale, ma anche di prodotti gastronomici tipici, con lo stand a cura della Proloco di Monterchi, dove si possono degustare polenta, brustichino, salsicce, ciacce fritte e trippa al sugo.

Una Fiera quella di Sant’Antonio che affonda le sue radici nella tradizione contadina, quando lo spezzamento del maiale era considerato un vero e proprio rituale, uno degli appuntamenti più importanti dell’annata agricola, che si trasformava in una festa per tutti i contadini e le loro famiglie. Come di frequente accadeva per molte altre ricorrenze del calendario contadino, anche lo spezzamento del maiale ha sempre intessuto uno stretto legame con la religione e, in particolare con il culto di Sant’Antonio Abate, santo protettore degli animali, che viene sempre ritratto in compagnia di un maiale.